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Quando non si è più disposti a mentire

Mentire è una necessità per chiunque

Mentire costituisce la trama sottile dell’agire sociale. Non si mente solo per altruismo. La preoccupazione di offendere i sentimenti altrui è, più spesso, la comoda via di fuga dalla responsabilità e dai sensi di colpa che la verità scatenerebbe. Piuttosto si mente perchè le bugie ci mettono in contatto con gli altri. Per mentire bene bisogna, infatti, farsi un’idea del meccanismo mentale altrui, dei suoi desideri, delle sue aspettative. Mentire, poi, rende più facile l’essere accettati e accolti.

Mentire per sedurre

Nella seduzione, per esempio, capita di mentire per suscitare amore, partendo dall’assunto perverso di non essere amabili così come siamo. Rinunciamo alle nostre caratteristiche personali per adeguarci all’immaginario dell’altro. La seduzione è una forma di recitazione, la sostituzione di un comportamento spontaneo con un comportamento mistificato. Quando, alla fine, riusciamo ad ottenere l’amore dell’altro, in realtà più per fortuna che per calcolo, smettiamo di usare le bugie seduttive, e cominciamo ad usare le bugie di relazione.

Mentire per conservare la libertà nella relazione d’amore

Nelle relazioni, d’amore soprattutto, le bugie rappresentano, spesso, un innocuo spazio di libertà. Mentire consente di fare ciò che desideriamo senza che diventi motivo di rammarico per gli altri. La vita è un’esperienza troppo dolorosa per viverla così com’è, e una bugia, che raccontiamo anche a noi stessi, può renderla, in fondo, più piacevole. D’altra parte anche Kant distingueva la necessità etica di dire il vero ( non mentire) dall’opportunità di dire tutto (non avere segreti). La trasparenza, infatti, può avere senso se applicata ai bilanci o alle banche, ma essere trasparente per un uomo significa essere attraversabile, privo di identità.

La verità di un uomo è innanzitutto ciò che nasconde. (Andrè Malraux)

Mentire quando si tradisce

Quando si tradisce mentire serve per salvaguardare, anche se ai danni altrui, la propria intimità. Se il partner sapesse la verità quel diritto al piacere, che si pensa di avere, diventerebbe un inferno. D’altronde anche il tradito mente a se stesso. Finge di non vedere i segni inequivocabili del tradimento per poter continuare a sognare un’unione ancora felice e funzionante. Per entrambi non c’è verità e la felicità è altrove.

Chi tradisce e tace si arroga il diritto di decidere della vita dell’altro. Chi viene tradito dovrebbe  poter avere, invece, l’opportunità di riposizionarsi rispetto alla relazione, di essere protagonista della sua vita.

Mentire come stile di vita

Ci sono traditori seriali, persone che vivono in compartimenti stagni, con una componente emozionale azzerata. Animali a sangue freddo capaci di vivere vite parallele con grande disinvoltura e per lunghissimo tempo. Alcuni con la sindrome dell’harem praticano l’infedeltà su più fronti in un’attività schizofrenica. Il sistema da delirio di onnipotenza che porta a praticare un’addizione compulsiva creando veri e propri arcipelaghi umani, ad un certo punto, collassa trascinando tutti in una dolorosa e nuda verità.

Quando mentire non serve più

Ma il più delle volte chi tradisce viene travolto dalle emozioni. Si crea una spaccatura inevitabile tra ciò che si vuole e l’ipocrita convenienza a cui ci si costringe. Il desiderio è, purtroppo destabilizzante, travolgente ed esclusivo.

Così si comincia a lasciare tracce inconfutabili del proprio inganno sperando che venga smascherato, per uscire dall’impasse del compromesso, dal peso dell’inquietudine. Quella lieve sensazione di appagamento dell’inizio, che caricava di energia e restituiva ai propri impegni, senza debiti e rimorsi, lascia ormai il posto ad un senso di privazione che spossessa da ciò che si pensa sia proprio.

Quando si torna a casa non si sa più dove si è. Se hai una doppia vita tornare a casa da una moglie e un figlio è un po’ come dormire in un appartamento che hai venduto prima di un trasloco. Ci abiti ma non è più tuo. Ti senti precario e abusivo. Ogni cosa intorno a te ti dice che ci fai lì, quand’è che te ne vai? E i legittimi abitanti di quella casa, che non hanno il tuo disagio, percepiscono facilmente il tuo quando ti vedono girare come uno zombie per le stanze. Terapia di coppia per amanti di D.De Silva

Mentire allora non serve più. Niente diventa più visibile di ciò che, nascosto, aspira alla luce del sole, al tutto o nulla, all’assoluto.

Il conto alla rovescia

Dal canto suo la vittima della morte dell’amore, vede tutto ma tace nell’illusione che non dandogli un nome il problema finisca col non esistere. Inizia così il periodo del non detto, dell’inesorabile svuotamento emotivo del rapporto nella speranza che l’altro parli e decida al posto proprio, stremato dal senso di frustrazione, del rifiuto di ogni forma di intimità, della voragine simbolica al centro del letto, del ripudio di ciò che in passato univa, dell’estraneità al gergo familiare, dell’indifferenza ai tentativi maldestri di provocare gelosia, del fastidio per gli eccessi di pianto o di collera per attirare un’attenzione che non si riesce a catturare più.

Ma, soprattutto, è il momento della paura di fare domande, consapevoli del fatto che l’altro non è più disposto a mentire, perchè è partito, ormai, il conto alla rovescia.

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Informazioni su
Alessandra Pennetta

Mi chiamo Alessandra Pennetta, sono un'insegnante di Storia e Filosofia, divorziata, fidanzata. Ho due figli di 17 e 21 anni, una madre ottantenne, un bassotto pelo ruvido. L'idea di fare un blog nasce dal piacere di comunicare, di dare e ricevere consigli, di stare al mondo con una postura nuova, affrontando gli eventi in modo attivo, tonico, personale.

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