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Cattiva maestra la televisione

IN PRINCIPIO ERA GRAMSCI

Il potere può esprimersi banalmente sotto forma di dominio o subdolamente sotto forma di EGEMONIA per cui il ruolo degli intellettuali assume rilevanza assoluta. Organici sono quegli intellettuali, funzionari dell’ideologia dominante che esercitano il controllo delle masse attraverso il condizionamento delle credenze e della visione del mondo.

Quindi tutto quello che ci viene somministrato attraverso gli strumenti di distrazione di massa non è mai neutro anche se, avendo perso la connotazione ideologica e avendo assunto le vesti del divertimento Tout court, potrebbe sembrarlo.

Un tempo, infatti, la cultura era appannaggio degli intellettuali di sinistra radical chic. Poi sono arrivati gli anni ottanta, le TV commerciali di Berlusconi, Craxi, la rivoluzione conservatrice di Reagan, la dittatura del There is not alternative di Margaret Thatcher (non ci sono alternative naturalmente allo strapotere finanziario e capitalistico) e la rivoluzione, il dibattito ideologico, la lotta di classe hanno lasciato il posto ad una piacevole e persuasiva accettazione dello stato delle cose.

UNA “WELTNSCHAUUNG POP”

Finalmente assistiamo all’ossimorica realizzazione del progetto di D Azeglio “fatta l’Italia, dobbiamo fare gli italiani ” e di quello gramsciano “la cultura italiana deve farsi nazionale-popolare”, deve cioè essere vicina alla gente, scalzare le elites dominanti, entrare nelle vite delle persone perché la rivoluzione politica deve essere preceduta da una rivoluzione culturale e antropologica.

L’Italia, infatti, si riconosce tutta nei contenuti debolissimi espressi in modo assoluto da urlatori televisivi, ”stimati” opinionisti tronisti, corteggiatori, vips, ”Artisti” famosi per fama. Nel mondo warholiano, infatti, a tutti è concesso un quarto d’ora di notorietà.

È questa ormai la vera democrazia. Partecipare a questo grande gioco virtuale collettivo consente di comunicare con tutti abbattendo le distanze sociali e generazionali.

Una nuova estetica fondata su una giovinezza artificiosa e una bellezza un po’ coatta si accompagna a sentimenti forti e universali che sembrano acquistare verità solo se illuminati dalle luci della ribalta.

Il sentimento dell’invidia sociale si realizza così, neutralizzandosi, nella sensazione di partecipare alla vita dei famosi conoscendo tutti i loro segreti grazie al giornalismo gossipparo.

“DALLA PARTE DELLA GENTE”

Il sentimento di sfiducia nelle istituzioni che dall’unificazione caratterizza l’italiano medio trova la sua giusta collocazione nei programmi pseudo giornalistici, investigativi e di denuncia come “Striscia la notizia” le Iene ma anche Chi L’ha visto e Quarto grado La vita in diretta o Buona domenica.

Solo La TV come servizio pubblico interviene a risolvere truffe, ingiustizie, ritardi negli adempimenti amministrativi, omicidi e sparizioni, prerogative un tempo delle forze dell’ordine.

La giustizia non esiste o è per pochi quindi, esautorato lo Stato di diritto, saranno il Gabibbo o i vari inviati o i criminologi a vendicare i torti subiti e a tutelare il cittadino consumatore.

La mancanza della certezza della pena viene sostituita dalla morbosità macabra con cui vengono svolte le indagini televisive. La dovizia dei particolari di cronaca nera, il caso trattato a reti unificate e in tutte le fasce orarie esaurisce la sete di giustizia del cittadino telespettatore.

Naturalmente l’effetto dirompente che denunce così serie potrebbero avere sull’indignato pubblico viene deviato e canalizzato dalla conduzione ridanciana, dai balletti dalle interruzioni pubblicitarie. La politica, fonte di tutti i mali, viene caricaturizzata, svilita a favore della propria missione di difesa del bene comune. Trasmissioni dalla parte della gente con un po’ di moralismo sotterrato subito da una grassa risata perché ciò che conta sempre e comunque è divertirsi.

FENOMENOLOGIA DELL’AMORE TELEVISIVO

E poi c’è l’amore. Incredibile come fanciulli e fanciulle di sfacciata bellezza non riescano ad innamorarsi se non in televisione in questi dating show.

Rituali di preaccoppiamento nelle esterne, sentimenti elementari urlati e pertanto autentici, discussioni infinite quanto banali, la sensazione di avere tutti qualcosa da dire.

Ancora una volta il trionfo della gente comune che diventano mostri, famosi per fama, volutamente privi di qualsiasi talento.

Programmi emblema della democratica ascesa dell’uomo comune, una realizzazione distonica del mito americano del self made man. L’uomo senza qualità che emerge proprio grazie al fatto di essere mediocre, autentico, senza i filtri e quel senso del limite che solo la mediazione della cultura può dare.

Il tronista(termine presente nello Zingarelli dal 2009) palestrato, depilato e tatuato crea un nuovo life style di borgata che unifica l’estetica del paese da Nord a Sud, all’insegna dell’autenticità iperreale. D’altra parte in un’epoca di disoccupazione post-industriale andare in questi programmi può essere una rapida ascesa verso il successo, anche perché lavorare stanca.

TI BRUCERAI PICCOLA STELLA SENZA CIELO

O meglio lavorare a lungo senza riscontri anzi con insuccessi e porte in faccia stanca. Si la gavetta che l’artista faceva prima dell’agognato successo non c’è più. I tempi del neoedonismo non lo consentono.

I talent show sono l’altra faccia del riscatto sociale individuale questa volta ottenuto per qualità artistiche spiccate. Gli anni ottanta di Saranno famosi e Flashdance fanno scuola. I novelli cenerentoli si ritrovano immediatamente catapultati in un tritacarne mediatico che dona in cambio una visibilità veloce quanto fugace.

Giudici  implacabili creano nuove stars, si piange, si ride, soprattutto si compete. Pochissimi quelli che superano in fama la stagione del programma. Il ritorno nell’ombra avviene alla stessa velocità con cui è arrivata la luce della ribalta.

Il pubblico applaude, si appassiona, fa sentire la sua voce con l’unico vero strumento di democrazia diretta e ormai anche rappresentativa che è il televoto. Diritto che si esercita naturalmente a pagamento. Un clic importante che scaturisce dalla voglia di partecipazione alla vita pubblica ma che sembra esaurire la sua forza dirompente ancora una volta nella virtualità.

NOMINATO-ANONIMATO

La massima espressione del televoto è la nomination con eliminazione che segue la logica gladiatoria del pollice verso.

Ma nell’antica Roma la politica del panem et circenses era un una tantum , oggi invece,il mondo televisivo è diventato un continuo Carnevale che ottunde, in modo trasversale e interclassista, le menti deboli degli italiani tutti.

In un’ottica capovolta rispetto all’idea tradizionale che la morale sia in fondo una costruzione sociale ragion per cui, nella possibilità di non essere visti chiunque non segue le regole e agisce immoralmente secondo la propria utilità, nei Truman show televisivi, in cui vi è una totale privatizzazione dello spazio pubblico, i concorrenti, contenti di essere Focaultianamente sorvegliati e puniti, mettono in scena una falsa autenticità-spontaneità in nome della quale tutto è permesso: litigi, parolacce, sesso sotto le coperte o negli armadi, offese e tradimenti.

Tutto tranne la bestemmia, siamo pur sempre nell’Italia ipocrita del Vaticano.

Così in, un crescendo di sadismo, lo spettacolo si nutre di punizioni, eliminazioni e prove di cultura generale, al solo scopo di confortare il pubblico che ne sa più di loro e che può decidere con un solo clic il loro destino. 

Questo e molto altro ancora siamo diventati. Una rivoluzione culturale veloce ma strisciante per cui non percepita come dirompente. K. Popper diceva che “una democrazia non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto” e auspicava il rilascio di una patente a garanzia della competenza di chi fa programmi televisivi.

 La legge dell’audience spinge le emittenti a cercare il sensazionalismo e non la qualità e il pubblico, soprattutto quello giovanile è altamente influenzato da ciò che vede in TV. Il pessimismo della ragione deve essere bilanciato dall’ottimismo della volontà, diceva Antonio Gramsci. Una nuova rivoluzione culturale è sempre possibile.

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Informazioni su
Alessandra Pennetta

Mi chiamo Alessandra Pennetta, sono un'insegnante di Storia e Filosofia, divorziata, fidanzata. Ho due figli di 17 e 21 anni, una madre ottantenne, un bassotto pelo ruvido. L'idea di fare un blog nasce dal piacere di comunicare, di dare e ricevere consigli, di stare al mondo con una postura nuova, affrontando gli eventi in modo attivo, tonico, personale.

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