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Non è un mondo per vecchi, ma i vecchi non vogliono mollare.

I vecchi non hanno più niente da insegnare ai giovani

Un vecchio nella società agricola è un saggio, in quella industriale un rottame. (C.M: Cipolla)

I vecchi non hanno più niente da insegnare ai giovani. Come diceva Bacone la verità è figlia del tempo; se il sapere è tecnologico chi viene dopo sa sempre di più di chi viene prima.

Le tecnologie digitali hanno ormai sconvolto il quadro antropologico noto. Oggi disponiamo di archivi di informazioni che rendono la saggezza senile superflua. Il sapere adesso è tutto in tasca, a portata di mano, senza bisogno di mediazione. Le nuove generazioni abitano il virtuale, vivono in uno spazio orizzontale, accedono in modo democratico al sapere e alle informazioni.

Le istituzioni della mediazione sono superate.

La scuola è come un carcere, come dice Silvestri in una recente canzonetta sanremese, distribuisce un sapere superato, monocorde, attraverso l’univoca versione del docente, in una lezione frontale e unilaterale, quando con un semplice click si può avere accesso ad un sapere tridimensionale e interconnesso.

La televisione è superata, gli spettacoli ricalcano modelli rodati, riesumano vecchie glorie mai tramontate, si rivolgono ad un pubblico fondamentalmente anziano. L’era di coloro che decidono per tutti è finita. Su Netflix ci sono serie interattive dove si può scegliere tra tanti finali.

Presunzione di competenza, elogio dell’incompetenza

La rigida divisione del sapere in compartimenti stagni ha  lasciato il posto all’unico atto veramente rivoluzionario che è quello della creatività e dell’innovazione. Certo il rischio di questa rivoluzione culturale è quello che si sta verificando sotto i nostri occhi. Si può diffondere una presunzione di competenza, l’illusione di poter essere tutti capaci intellettualmente o artisticamente, che si trasforma facilmente nell‘elogio dell’incompetenza. Ma l’esito più temibile di questo fraintendimento non è tanto il dominio degli ignoranti, quanto piuttosto il fatto che il sapere si rinsaldi sempre di più nelle mani dei soliti vecchi manovratori.

La saggezza dei vecchi è un inganno

I vecchi, ossia coloro che si avviano alla conclusione della loro vita biologica e sociale, dovrebbero essere saggi e accompagnare i giovani verso il futuro.

Ma il grande inganno è la saggezza dei vecchi. Non diventano saggi. Diventano semmai più attenti. ( E. Hemingway)

Il prolungamento della vita ha portato ad una vecchiaia troppo lunga, quasi innaturale. Ai tre stadi della vita: giovinezza, maturità e vecchiaia, si è aggiunta una seconda estrema vecchiaia, che ha vanificato tutte le qualità della prima. Il risultato di questo sballamento biologico è che i vecchi, lungi dal voler aiutare i giovani, sentendosi ancora davanti uno step di vita da vivere, vogliono continuare a dominare.

La gerontocrazia

La politica, soprattutto quella italiana, è il mondo degli anziani e del demerito. La vecchia guardia pretende di continuare a ricoprire ruoli decisionali anche superati i settant’anni. Ma l’egoismo dei vecchi è alimentato dalla vigliaccheria di coloro che preferiscono mettersi in una scia sicura, di potere consolidato, piuttosto che navigare nuovi e rischiosi mari. Il merito nel contesto politico resta fuori perchè minaccioso. Meglio circondarsi di figure di scarsa qualità e grande lealtà, che tendono a mantenere lo status della leadership che li ha cooptati. Schiere gregarie per non impensierire leader fragili. La nostra è una Repubblica fondata sulla gerontocrazia.

La vecchiaia non rende buoni

James Hilmann afferma che solo durante la vecchiaia è possibile realizzare pienamente il proprio carattere. Invecchiare consente di diventare pienamente se stessi. Ma non sempre questo è un bene. Nel senso che la vecchiaia non rende necessariamente buoni, nè d’altra parte è sempre possibile rifarsi una verginità, anche se spesso molti testimoni non ci sono più.

Nel film di Clint Eastwood Il Corriere, il vecchio Earl, che per uscire da un fallimento economico e affettivo diventa corriere di droga, mantiene intatti, anzi peggiora, i suoi lati negativi. Il senso di spaesamento che pervade il suo agire in un mondo che non gli appartiene più, viene superato dalla modalità contraddittoria con cui quello stesso mondo si rivolge a lui. Gli si affidano incarichi importanti in quanto vecchio, quindi manovrabile, insospettabile ma non affidabile, si cerca di assolverlo in quanto vecchio, quindi inconsapevole, un po’rimbambito, decisamente reso buono dagli anni, fragile. Persino la sua famiglia che lo rinnega quando da lavoratore onesto la trascura, lo assolve da delinquente, perchè ormai vecchio e quindi aldilà del bene e del male. Ma il vecchio Earl non si sente vecchio neanche un po’. E non solo perchè spende i suoi soldi in prostitute e feste, non solo perchè resiste all’accelerazione imposta dai nuovi tempi dei giovani fermandosi quando gli pare, in numerose deviazioni dal viaggio prescritto. La sua negazione della vecchiaia e della dose di buoni propositi che si porta appresso sta tutta nella fiera dichiarazione di colpevolezza finale, alla faccia delle attenuanti concessegli per l’età. Meglio il carcere vero della prigione virtuale di una vecchiaia socialmente inflitta.

E’ tempo di fare un passo indietro

Che piaccia o no l’invecchiamento implica un diverso ordinamento di sè e del rapporto con il mondo. Bisogna adeguarsi alle capacità psichiche che inevitabilmente mutano, ad una diversa socialità, ad un diverso uso del tempo, ad un contesto tecnologico difficile da governare e che cambia di continuo. Invecchiare produce sconcerto e sfasamento di fronte ad una realtà che non ci appartiene più. E’ difficile rinunciare alla corazza del successo sociale e professionale ma bisognerebbe essere consapevoli dell’eccessivo gap che si viene a creare con un mondo giovanile che corre veloce e che non può essere tenuto a freno più a lungo. Siamo in un momento di transizione dal vecchio al nuovo mondo, ancora per poco le vecchie generazioni potranno governare in questa modalità ibrida, la distanza tra il paese legale e il paese reale diventerà presto incolmabile. E’ tempo di fare un passo indietro e di acquisire il senso del limite. Una società che non lascia spazio ai suoi giovani e alla loro creatività, che si arrocca sui schemi noti e consolidati, è una società che resta sulla difensiva ed è destinata a soccombere.

 

 

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Alessandra Pennetta

Mi chiamo Alessandra Pennetta, sono un'insegnante di Storia e Filosofia, divorziata, fidanzata. Ho due figli di 17 e 21 anni, una madre ottantenne, un bassotto pelo ruvido. L'idea di fare un blog nasce dal piacere di comunicare, di dare e ricevere consigli, di stare al mondo con una postura nuova, affrontando gli eventi in modo attivo, tonico, personale.

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