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L’amore: questioni di punteggiatura.

Come usiamo la punteggiatura nel discorso amoroso? Se anche in letteratura il valore comunicativo dei punti e delle virgole ha superato quello sintattico, nella vita di ognuno di noi segna pause, fratture, emozioni. Amore, ansia, desiderio, tristezza prendono corpo in una successione confusa di segni, apparentemente neutri.

Una storia d’amore all’inizio, dovrebbe scordare la punteggiatura. Un fiume in piena di parole senza interruzione ben rappresenta, infatti, il delirio amoroso. Frasi che si inseguono senza pause, il cui significato è il segreto degli amanti.

Ma arriva sempre il momento in cui tra le parole si affacciano le virgole. Anche l’amore più intenso ha bisogno di prendere fiato, di un breve respiro tra un momento ed un altro. Il tempo della vita è spezzato, l’amore è discontinuo, è ambivalente. Stanchezza, desiderio, noia, insicurezza, serenità, gelosia, pienezza, mancanza si alternano nel tessuto umano della storia d’amore. Le virgole interrompono per il tempo necessario a che l’emozione diventi il suo contrario. Frammentano il discorso amoroso rendendolo unico, vissuto, personale.

Datemi questa virgola e ne farò un punto esclamativo! diceva Daniel Pennac. Infatti è proprio nell’inciampo di una virgola, di un sentimento appena nato dal suo contrario, che può insinuarsi lo stupore emozionante di un punto esclamativo, l’inaspettato, un punto di vista nuovo sul nostro amore.

Quando un amore maturo realizza un progetto di vita insieme è tempo di mettere i due punti: si apre un discorso infinito, la promessa del futuro, la narrazione del per sempre.

Parole indecifrabili segnano l’arrivo dei punti interrogativi quando appare la più inespugnabile delle figure retoriche: la reticenza. Nel momento della crisi amorosa, chi non comprende più il comportamento dell’altro che si sottrae, si lascia travolgere dai punti interrogativi. I dubbi dell’amore lacerano le notti dell’amante, tormentano l’anima a lungo anche dopo l’arrivo di ben più determinanti segni di punteggiatura.

Quando l’amore finisce la punteggiatura rivela la sua natura soggettiva e unilaterale.

Molti trasformano in punto e virgola il punto che altri li hanno inflitto. L’incapacità di rassegnarsi alla fine di una relazione, quando ci si sente ancora innamorati, ci pone in una condizione di attesa perenne che il punto e virgola rappresenta perfettamente. Il passato si apre al nuovo ma non è ancora pronto per andare a capo, niente è più come prima ma la consapevolezza non è ancora raggiunta e si resta sospesi tra il passato recente e il non ancora. Ancora più doloroso quando il punto e virgola non è un proprio artificio ma qualcosa che ci è imposto dall’altro. La pausa di riflessione invischia chi, innamorato, spera in un ritorno e salva l’altro dall’inconveniente di rimanere da solo alla fine dell’esplorazione amorosa che ha deciso di concedersi. La pausa di riflessione, infatti, ha sempre un nome e un cognome.

Arriva il momento di mettere tra parentesi il proprio sentimento deluso. Preservatolo così dall’oblio a cui mai si vorrebbe abbandonarlo, perchè l’amore che proviamo ha sempre una sua bellezza che prescinde dall’essere che lo suscita, si riesce a guardarlo con la sufficiente ironia che precede il necessario distacco.

Quando si decide di mettere un punto una pagina della nostra vita può dirsi conclusa. E’ l’ortografia del coraggio o il capolinea della rassegnazione, è la pace dopo un susseguirsi di virgole, è svelare l’inganno del punto e virgola, è far seguire a mille interrogativi lo stupore di un’esclamativa ritrovata certezza, è aver messo tra parentesi tutto tranne la dignità. E’ un punto di non ritorno, il momento in cui sai con certezza che è più conveniente proseguire che tornare indietro.

E dopo il punto c’è il punto a capo.

Solo a questo punto, quando si è di nuovo pronti a mettersi in gioco fanno capolino i puntini di sospensione, l’apnea per una nuova emozione per la quale non si trovano parole adeguate, tutto quello che vorresti sentirti dire, tutto quello che ti verrebbe da dire.

Anche i nuovi amori, però, non potranno sottrarsi all’uso della punteggiatura, l’importante sarà aver imparato, con il tempo, ad usarla non solo correttamente ma anche consapevolmente.

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Informazioni su
Alessandra Pennetta

Mi chiamo Alessandra Pennetta, sono un'insegnante di Storia e Filosofia, divorziata, fidanzata. Ho due figli di 17 e 21 anni, una madre ottantenne, un bassotto pelo ruvido. L'idea di fare un blog nasce dal piacere di comunicare, di dare e ricevere consigli, di stare al mondo con una postura nuova, affrontando gli eventi in modo attivo, tonico, personale.

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