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L’ Altra: istanti di felicità

La femmina del cuculo non fa il suo nido, ma ruba quello altrui, cova di pomeriggio, velocemente, e nasconde il suo uovo in mezzo agli altri. Anche le donne, a volte, rinunciano a costruire un proprio nido e investono tempo ed energie per colonizzare i nidi altrui. Tuttavia se l’effetto in natura è nefasto perchè priva del cibo i cuccioli ufficiali, nei matrimoni la presenza di un elemento estraneo e parassita consente, spesso, prosperità e lunga vita.

Non sempre l’altra è una seduttrice senza scrupoli, quella felice che si prende il meglio del nostro uomo mentre noi gli appaiamo i calzini. A volte è una donna infelice, che vive di attese, di solitudine, di frustrazione. Accade quando è innamorata.

E’ un’incognita ogni sera mia, un’attesa pari a un’agonia. Troppe volte vorrei dirti no ma poi ti vedo e tanta forza non ce l’ho… E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai, dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi… Troppo cara la felicità per la mia ingenuità.. e la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo mai, ne approfitta il tempo e ruba, come hai fatto tu, il resto di una gioventù che ormai non ho più…io non so l’amore vero che sorriso ha, avrei dovuto perderti e invece ti ho cercato…

( Minuetto. Mia Martini)

Ci sono uomini che vivono dei veri e propri matrimoni paralleli, storie lunghissime, che non compaiono nelle biografie, ma che segnano, a volte, l’intero corso della vita. Uomini che fingendo di non poter scegliere tra la moglie e l’amante, in realtà, hanno già scelto, segnando definitivamente il confine entro cui deve muoversi l’orizzonte della malcapitata. Queste donne sono amate ma non scelte, un paradosso che si regge sull’idea malsana che all’amore vero possa mancare la dimensione quotidiana, che istanti di fittizia felicità possano riempire tutto il vuoto lasciato da una persona che, privandoci della sua presenza, ci lega comunque nella dipendenza dalla sua assenza. Sottrazioni e assenze non lasciano scampo, segnano la vita, tracciano il sentiero, decidono il destino, indicano il futuro.

Omero rese gloria alla nostalgia e stabilì, in tal modo, una gerarchia morale dei sentimenti. Penelope sta in cima, molto al di sopra di Calipso. Oh Calipso! Penso spesso a lei. Ha amato Ulisse. Hanno vissuto insieme sette anni. Non sappiamo per quanto tempo Ulisse avesse condiviso il letto di Penelope, ma certo non così a lungo. Eppure tutti esaltano il dolore di Penelope e irridono le lacrime di Calipso. (M.Kundera) 

Le donne che ruotano intorno alla figura di Ulisse appartengono a due categorie: le mogli e le amanti, come nella vita, anche se i ruoli non sono così netti. A volte si può essere la compagna ufficiale, altre volte l’amante, altre ancora le due cose insieme con persone diverse. Ma le storie simmetriche sono le meno interessanti, più simili a società di mutuo soccorso che a passioni indimenticabili. L’amante che più soffre è quella che rinuncia al suo nido, al suo Natale, alla sua Pasqua. Quella che ha tante amiche con cui trascorre noiosissime serate solo donne, che si mantiene fedele al suo amato, geloso di lei, anche se  svolge regolarmente i suoi onerosi doveri coniugali. Quella che passa la serata ad attendere quella chiamata che lei non può fare, che all’improvviso sparisce, allo squillo del telefono, lasciando sul tavolo la pizza fumante, che non parte per il week end  casomai lui si libera mezz’ora.

Nell’Odissea l’amante innamorata è Calipso in greco colei che nasconde, colei che protegge, che aiuta l’altro a conoscere e a conoscersi, che trattiene e lascia andare, che ruba e si sente derubata.

Circe, invece, è l’emblema di quella seduzione misteriosa che gli uomini, e anche le altre donne, attribuiscono a qualche forma di magia, perchè è dura ammettere che ci si possa ridurre in maiali, soggiogati dal semplice godimento. E’ la donna indipendente, che non prova sentimento ma ricerca la compagnia e il puro piacere sessuale, che non vuole avere una relazione con Ulisse ma resta a letto con lui per dieci giorni, che è consapevole del suo potere attrattivo e considera l’uomo un puro mezzo per raggiungere altri fini. Personaggio attuale che oggi definiremmo friend with benefits, cioè amica di letto.

Calipso è il simbolo della donna che ama senza riserve e senza stratagemmi, in modo incondizionato. Una donna caparbia, che seduce con la forza del suo sentimento e lega a sè Ulisse, per sette lunghi anni, ma non per sempre. Il suo sentimento, infatti, non si realizza nella quotidianità ma è possibile solo in una dimensione senza spazio nè tempo, un’isola felice dove l’uomo si rifugia per riposare da quelle fatiche che poi, però, ha fretta di affrontare nuovamente, perchè rappresentano le sfide reali che lo attraggono e lo realizzano. L’amante promette una finta felicità, basata su momenti in cui la vita vera non può entrare, attimi fuggenti in cui ci si dimentica di tutto. Il nostro Ulisse gode a lungo di questo piacere ma quando lei gli offre l’immortalità, il per sempre, lui fugge.

Calipso Che ti importa che questa non sia l’isola che cercavi? Qui c’è un po di terra e un orizzonte. Qui puoi vivere sempre

Ulisse Una vita immortale?

Calipso Immortale è chi accetta l’istante. Chi non conosce più un domani. Ma perchè questa smania di tornartene a casa, perchè non accetti l’orizzonte?

Ulisse Perchè anche tu hai bisogno di me, un mortale, per sopportarlo. Non ti basta che sono con te adesso?

Calipso E’un reciproco bene. Non c’è un vero silenzio se non condiviso. Ero in un lungo sonno, da quando sei  giunto hai portato un’altra isola in te. Temo l’alba, il risveglio, se tu vai via. Ritrovare quello che si è perduto è un male. Il passato non torna. Nulla regge all’andare del tempo. Sarai solo, le tue parole avranno un altro senso per loro. 

Ulisse Non sono immortale. Tu dimentichi qualcosa. Quello che cerco l’ho nel cuore, come te.

( L’isola di Cesare Pavese)

Mai tentare di trasformare in un rapporto stabile una passione clandestina, questa è l’illusione degli amanti. L’amore appare meraviglioso proprio perchè integra e supporta la realtà quotidiana, ma non deve mai superare il tempo dell’istante.

Questo è il grande privilegio e la grande condanna dell’amante innamorata.

 

 

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Informazioni su
Alessandra Pennetta

Mi chiamo Alessandra Pennetta, sono un'insegnante di Storia e Filosofia, divorziata, fidanzata. Ho due figli di 17 e 21 anni, una madre ottantenne, un bassotto pelo ruvido. L'idea di fare un blog nasce dal piacere di comunicare, di dare e ricevere consigli, di stare al mondo con una postura nuova, affrontando gli eventi in modo attivo, tonico, personale.

2 Commenti

  • 16 Maggio 2018 alle 13:44
    Francesca

    “mai tentare di trasformare in un rapporto stabile una passione clandestina”… ma se la passione, proprio perchè non deve superare il tempo di quell’istante, diventa anche fonte di sofferenza, diventa lacerante, cosa si fa? se non si riesce a rinunciare a quei pochi istanti ma nello stesso tempo la loro assenza (che poi è la maggior parte del tempo) è dilaniante? cosa deve fare un’amante innamorata?

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    • 16 Maggio 2018 alle 19:27

      E’ difficile uscire da queste situazioni, bisogna riflettere sul fatto che abbiamo sviluppato una dipendenza affettiva da cui possiamo uscire solo riflettendo su cosa manca alla nostra autostima, sul perchè non ci sentiamo meritevoli di una vita tutta nostra in cui siamo uniche. Bisogna dire a se stessi che si è degni di essere scelti e di scegliere di vivere alla luce del sole. L’amore, quando c’è, vuole essere visto da tutti.

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