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Felici per scelta

La felicità ha uno stretto legame con il tempo. Chi pensa di trovarla nella sensazione di piacere che deriva da un accadimento esterno, infatti, la paragona ad un attimo, un battito di ciglia. Chi, invece, la cerca nella gioia di vivere che deriva dal percorso che si fa per realizzare le proprie potenzialità, la propria vocazione, la identifica nella durata dell’emozione, che persevera anche in presenza del dolore.

La narrazione di sè ha un ruolo fondamentale nella ricerca della felicità. La nostra vita, in fondo, è come ce la raccontiamo.

La storia di una vita non corrisponde mai alla realtà degli eventi vissuti, è sempre un’interpretazione, una lettura che varia nel corso del tempo. La verità della nostra biografia non è che l’ultima versione che offriamo di noi stessi. E il tempo della narrazione varia continuamente. Può essere rapido quando vogliamo saltare passaggi di mesi o di anni, praticando una selezione opportunistica o funzionale ai nostri scopi; può essere ciclico e attento alle ripetizioni quando cerchiamo, in un’attesa infantile, le formule che si reiterano e ci rassicurano; può essere immobile quando ciò che viviamo ci invischia, in modo tossico, in un presente sempre uguale.

Da un anno all’altro vediamo le cose sotto una luce diversa. Ciò che ci sembrava eccitante è diventato noioso, ciò che ci appassionava è diventato ordinario. Gli amori sbiadiscono, le amicizie cambiano. Noi siamo un processo ininterrotto, gli eventi ci trasformano continuamente, la nostra identità è influenzata dalla relazione con gli altri e dalla contingenza delle cose.

Il percorso di una vita non somiglia certo a quello di un fiume tranquillo, e le vicissitudini a cui siamo esposti richiedono un continuo sforzo di ristrutturazione di sè, dobbiamo reinventarci continuamente, proiettando, su noi stessi e sul mondo, i significati che decidiamo di dare a ciò che accade.

La felicità, quindi, è una scelta. Dipende dalla nostra mente, dal modo in cui decidiamo di raccontarci e di raccontare gli altri che ci circondano. Un atteggiamento di benevolenza, una sana curiosità verso gli altri assicurano una vita felice. Avere interessi numerosi e spontanei, non dettati solo dal senso del dovere, ma dal reale piacere di dedicarsi ad un’attività, consente di trovare un equilibrio, una calma che aiuta a superare le preoccupazioni, non negandole, ma vedendole sotto una luce nuova, con leggera consapevolezza.

Italo Calvino in Lezioni americane parla della leggerezza come valore da difendere. Non una leggerezza frivola ma, al contrario, una leggerezza consapevole. La capacità, cioè, di guardare alle cose in un’ottica diversa, positiva, salvifica, che combatte la pesantezza e l’opacità del mondo.

Nel mito greco l’unico eroe capace di sconfiggere Medusa, che col suo sguardo pietrifica e rende pesante ogni cosa, è Perseo dai piedi alati, che vince perchè la guarda attraverso uno specchio. Non è mai, dunque, la visione diretta delle cose che ci salva, ma sempre il modo in cui decidiamo di raccontarci ciò che vediamo. Non un rifiuto della realtà ma una sua rilettura in senso ottimistico. Una sensazione di forza, a volte dono della maturità, a volte di una precoce autostima, che ci dà la pacata convinzione di superare gli eventi, qualsiasi essi siano.

La felicità risiede, dunque, nella capacità di immaginare un futuro possibile, ma anche nel dono di assolvere il passato dagli errori e  dai sensi di colpa, nell’indulgenza verso se stessi e verso gli altri.  Rileggere gli eventi negativi non come errori, ma nella consapevolezza che ciò che abbiamo fatto era, in quel momento, ciò che era giusto per noi, e concedere agli altri il beneficio del dubbio. Quasi mai chi ci ha ferito lo ha fatto intenzionalmente, a volte si pecca per superficialità, altre volte per mancanza di empatia, altre ancora un comportamento banale viene letto in modo sbagliato. Niente allontana dalla felicità più del rancore. Non si tratta di perdonare ma di comprendere o semmai dimenticare. L’oblio è una grande forma di libertà.

Non permettere a nessuno di passeggiare nella tua mente con i piedi sporchi.

( Gandhi)

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Informazioni su
Alessandra Pennetta

Mi chiamo Alessandra Pennetta, sono un'insegnante di Storia e Filosofia, divorziata, fidanzata. Ho due figli di 17 e 21 anni, una madre ottantenne, un bassotto pelo ruvido. L'idea di fare un blog nasce dal piacere di comunicare, di dare e ricevere consigli, di stare al mondo con una postura nuova, affrontando gli eventi in modo attivo, tonico, personale.

1 Commento

  • 2 Novembre 2018 alle 20:27
    H.H

    Cara Alessandra,

    Mai un articolo aveva centrato cosi bene un argomento che mi sta tanto al cuore.

    Spesso quando cerco di definirmi nel mio rapporto alla vita una delle cose che rivendico di piu e’ questo diritto alla leggerezza, responsabile e consapevole certamente, ma leggerezza sia.

    Il fascino della gravita delle riflessioni profonde e del pessimismo esistenziale che, piu di tutto, riassume il vissuto dell’esperienza delle nostre vite umane non puo imporsi come unico pensiero ragionevole e accettabile socialmente.

    Anzi e’ piu difficile proiettarsi sulla leggerezza superando le prove delle nostre vita che accogliere passivamente il flusso della quotidianita’.

    Sulla base della mia esperienza il mondo si divide in due.

    C’e’ chi accetta, discute e si dilaga sul peso del nostro essere uomo o donna, sui limiti imposti dai numerosi condizionamenti che subiamo, sull’impossibilita’ di vivere, o anche di avvicinarsi ai nostri sogni. Per molti, anzi, sperare di vivere i propri sogni e’ considerato una grande forma, al meglio, di ingenuita, al peggio di stupidita, ed in ogni caso di inaffidabilita’.

    C’e’ chi invece sente che la felicita’ e’ a portata di mano, e che soltanto un approccio profondamente ottimista dove la legerezza viene coltivata e vissuta quotidianamente ci permette di raggiungerla.

    Aggiungerei anche, in riferimento agli argomenti trattati nei Suoi altri bellissimi articoli, che se uno dei due membri di una coppia non vive questa leggerezza come l’altro, il destino della coppia e’ segnato. Divergere in questo, piu che qualsiasi altra minaccia, uccide l’amore.

    A leggerla presto,

    H.H

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